
C’è da guardarsi negli occhi e capire cosa sia successo. Ok Piazza Armerina è seconda in classifica. Probabilmente è una delle candidate alla vittoria finale dei playoff. Ma non si può giocare in questo modo. Neppure in trasferta. Concedere parziali di 15 punti, andare sotto di 19 dopo neppure due quarti, avere in faccia le stigmati della sconfitta quando di minuti ne mancano ancora tanti, tantissimi per poi cercare in 5 minuti di riparare ai danni fatti per 35.
Parlare dei singoli non ha senso. Si salva qualcuno? Certamente. Ma la prestazione di uno serve a nulla e lascia il tempo che trova. Dietro la lavagna tutti, coach e giocatori. E, ribadiamo, non per la sconfitta che in terra siciliana ci poteva stare, ma per come è venuta. Neppure il tempo di vincere la palla a due che la Scandone prende la prima imbarcata. Inizia il secondo quarto e idem. Terzo e prima parte dell’ultimo quarto giocati per pura necessità statistica. Salviamo un piccolo segnale di vitalità alla fine dell’ultimo quarto, con Piazza Armerina con i remi ampiamente tirati in barca e che lascia ancor di più l’amaro in bocca per la gestione dei precedenti minuti.
Dall’altro lato della luna c’è Piazza Armerina che ha un Lapovic devastante. Mai marcato decentemente dagli uomini di coach Sanfilippo fa più o meno quello che gli pare nella metà campo biancoverde. Ma è tutta la squadra siciliana che gira bene. Mentre la Scandone sembra una macchina con motore a benzina a cui è stato fatto il pieno di gasolio.
Più urgente dei punti che servono per l’accesso ad un playoff dignitoso, c’è necessità di un salto di qualità dal punto di vista mentale. Sembra questa la carenza più grave in casa Scandone. Spiace dirlo ma guardare 35 minuti di questo spettacolo è poco edificante, sia per i tifosi sia per chi poi è costretto a scriverne. Servono a niente i 5 minuti forse più prolifici della stagione se prima ci si è scavati la fossa con le proprie mani.
Sappiamo che il gruppo è coeso, che patron Trasente nei prossimi giorni sarà al fianco del coach e della squadra. Quindi la preoccupazione c’è ma c’è anche la consapevolezza di poter migliorare ciò che non ha funzionato a Piazza Armerina. Nel frattempo la classifica si accorcia. I playoff non sono in discussione. Lo è come ci entreremo, se dalla porta principale o dal retrobottega degli ultimi posti disponibili.